lunedì 24 ottobre 2011

Il palazzo dei Sultani

La giornata di sabato è già preconfezionata nel suo programma: gita al palazzo Topkapı, la sede reale dei Sultani per circa 500 anni, un posto pieno di storie e intrighi. Molto intrigante quindi. Ero molto curioso di vedere com'era, non sapevo come immaginarmi un palazzo reale di un impero dai connotati e dai valori così diversi da quelli occidentali. Uno dei miei compagni di ventura qui riporta voci secondo le quali è la Versailles d'Oriente. Come paragone forse ci sta. Quello che è certo è che mi è piaciuto moltissimo, ancor più di Aya Sofya. Le pareti di molte aree sono coperte quasi interamente da mattonelle di ceramica da Kütahya, la migliore di Turchia ancora oggi. La tranquillità dei suoi giardini delle sue corti interne fanno dimenticare molto velocemente che siamo in una città di 14 milioni di abitanti. La sua posizione sopraelevata rispetto alla caotica città la rende come un paradiso in terra, con una vista spettacolare sul Bosforo e su quello che era, e lo è ancora ufficiosamente, una vera e propria capitale. Qualcuno Istanbul la definisce "la New York d'Oriente". Per certi aspetti potrebbe anche essere così, per il suo flusso umano e meccanico (il traffico sostanzialmente). Le cose che mi hanno colpito di più: il Divan, cioè il parlamento dove si prendevano decisioni fondamentali per il più longevo impero mai esistito (e anche tra i più grandi senza dubbio), e l'harem. Molto diverso da come me lo immaginavo, l'harem sembra una normale residenza di lusso, come un palazzo nobile che si potrebbe trovare a Firenze. Curioso anche che l'harem aveva una porta di accesso, o meglio di ascolto, direttamente sulla sala del Divan: questo perché c'è stato un periodo nell'Impero Ottomano dove a regnare non erano i Sultani ma le loro madri, ex normali giovani dell'harem. Da quella finestrella velata potevano sentire e decidere le sorti di un Impero. Non mi dilungo troppo sul Topkapı, non finirei più altrimenti. Visitarlo senza esitazioni è la cosa migliore da fare.
Il giorno dopo è la volta di una passeggiata mattutina, complice anche il bel tempo, nel mio quartiere: scopro la zona sotto casa mia, nel senso che dopo una bella via in ripida discesa molto pittoresca (con case in stile ottomano e gatti ovunque) arrivo nel viale che costeggia la riva asiatica della città, nota come Kuzguncuk. Da rifare assolutamente. Segue una cena a casa mia: senza pormi problemi ho avuto la presunzione di invitare 8 persone. Il menù è molto tradizionale: pasta. Sorge il solito problema: ormai sono carbonara-addicted, e desidero ardentemente che tutti la provino. Peccato che c'è la carne di maiale dentro, e quindi devo optare per qualche altra soluzione: la pasta al pesto, con pesto fatto in casa ovviamente. Assurdo che qui il basilico (li mortacci loro) non si trova; pare che i turchi non siano abituati a usare il basilico nei loro piatti, e il mio sospetto ha avuto conferme dopo aver girato 4 diversi fruttivendoli e 2 supermercati. Per fortuna che alla fine ho trovato un sostituto degno alla pancetta: soppressa di manzo alle spezie. La carbonara è venuta bene, per la gioia dei 4 invitati turchi; gli altri, ovviamente italiani, bevevano pure vino.
Il capitolo lezioni prosegue senza troppi intoppi (a parte l'incompetenza dell'ufficio erasmus turco, che fortunatamente non ha compromesso nulla, per ora) e la prossima settimana ho un primo compito da consegnare. In Italia siamo abituati fin troppo bene: prima degli esami a Gennaio ci sono compiti ogni due settimane e due esami in mezzo. Vi aggiornerò su come andranno.
Qualche notizia d'attualità invece sulla Turchia, che in questi giorni è tornata alla ribalta per diversi tristi fatti: prima l'attentato dei curdi del PKK (o meglio, delle "cellule impazzite" che fanno di testa loro separatesi dal PKK) e il terremoto che ha colpito la zona di Van. Entrambi questi fatti hanno aumentato in qualche modo la presenza di bandiere della Turchia un po' dappertutto. E' una cosa innegabile, andando in giro ci si accorge ben presto che per esempio non erano sul cofano dei taxi, o non coprivano intere facciate di palazzi. In tutto questo, il 29 Ottobre è la festa della Repubblica, molto sentita qui. Il modo in cui ci si arriva non è dei migliori, spero che non succedano altri fatti spiacevoli, voluti dal fato o dalla violenza dell'uomo. Speriamo bene.

1 commento:

  1. su questo finale amaro ti sono vicina. Io sono passata da 'non devo fare esami alla Soas' a 'devo fare 4 esami stra-difficili e non posso sottrarmici'..ma la forza di Jabba è con noi, ricordatelo sempre :)

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