Dov'eravamo rimasti? Ho fatto tante di quelle cose (ma anche no) che ne dimenticherò di sicuro. La serata con gli spagnoli è andata bene, il concerto non era male, uno o due della compagnia iberica era anche simpatico, quindi obiettivo centrato. Il giorno dopo è una domenica, che possiamo dire sia sinonimo di: fancazzismo, gongolamento, stare in casa, Più o meno è stato così. Alla fine però ho la bella idea di uscire con Özgür a vedere il concerto del suo vecchio gruppo metal vicino a Istiklal Caddesi: il locale è il tipico locale dei metallari, non tanto il mio ambiente ma mi ci abituo quasi subito (so che Jurek non avrebbe problemi ad adattarsi, anzi gli prometto che ci faremo un giretto -anche Sasà, ci conto!- ); il concerto direi che ha spaccato di brutto, sono proprio bravi. Momento comico numero 1: un tizio sulla cinquantina, palesemente ubriaco, ballava saltellando in modo ridicolo su musica metal, andandoci continuamente addosso; uno spettacolo che all'inizio mi ha fatto spanciare dal ridere, ma che poi riflettendoci è abbastanza triste perché se fosse stato solo ubriaco non avrebbe continuato così per un'ora. Parlandone col mio coinquilino abbiamo supposto fosse addirittura drogato. Momento comico numero 2: un altro tizio palesemente ubriaco dopo la performance gira fuori dal locale tra i gruppetti di ragazzi che bevono, si fa dare una sigaretta e comincia a disegnare su un bloc notes il profilo delle anime pie (il tutto senza dire motto). Alla fine sfrega le dita per farsi dare dei soldi in più, ma basta accendergli la sigaretta che se ne dimentica. Ce ne torniamo a casa ma a pochi passi da lì vedo un buzzurro che viene avanti sfrecciando, mi fermo per farlo passare ma mi da una non indifferente spallata. In Turchia mi capita spesso di non farla passare liscia quando mi fanno girare i zebedei: mi è successo una settimana fa quando un cretino sul marciapiede mi è venuto incontro con lo scooter, che se non avessi alzato lo sguardo per caso mi avrebbe quantomeno schiacciato un piede; in malo modo col braccio alzato alla romana lo insulto in turco "di strada". Quella di ieri era una situazione più delicata: stessa tecnica ma il cafone, giratosi a qualche metro di distanza, mi guarda minaccioso in attesa di un mio passo falso; mi limito a guardarlo male e poi passo dietro l'angolo. Qui dicono "hayvan" quando uno si comporta così: "animale"; ed è la parola giusta, anche se è un offesa agli animali che si comportano meglio.
Il giorno seguente inizia con una chiamata al cellulare: un ragazzo ha visto il mio annuncio per lezioni private di italiano. Miglior risveglio non poteva esserci; peccato che si accorge che non ci sono molto col cicco ed educatamente mi dice che mi richiamerà a mezzogiorno. Ovviamente non chiama, devo chiamarlo io e mi risponde dicendo che ha da fare, che mi chiamerà lui. Finora nisba. Intanto dopo una bella carbonara e un bel caffè della moca vado a lezione di "Storia e Cinema". Il professore non è per niente male, sembra molto capace e affidabile. L'ostacolo della lingua non è così insormontabile come pensavo: i concetti generali riesco a capirli, e intanto parlo e memorizzo nuove parole durante la lezione, ottima cosa. Inoltre vedremo parecchi documentari e film durante il corso, quindi non dovrebbe essere molto pesante per uno studente straniero come me. Tuttavia ci sono compiti da fare ogni due settimane, riassunti di articoli e testi da prendere dalla fotocopisteria vicino all'università. Ormai ho deciso che seguirò questa lezione e farò l'esame: è pure nella sede più vicina a casa mia, è piuttosto comodo per me arrivarci. Assaporando un Adana Kebab ad asporto col mio coinquilino penso a cosa mi aspetta domani. Domani si profila una giornata dura: devo andare in 2 diversi uffici per il permesso di soggiorno e un "numero di tassa" per il tesserino universitario. Non chiedetemi perché, io della burocrazia turca non ho ancora capito nulla.
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