Ok, lo so che è da un po' che non scrivo sul blog. Le cose da fare qui aumentano di giorno in giorno, difficile starci dietro. Mi giostro fra compiti, mail a professori, organizzazione di viaggi, faccende di casa, ricariche telefoniche e per mezzi pubblici, e occhi malandati. Sì, perché c'ho sto occhio destro che è rosso come un peperone, il motivo è ancora sconosciuto ma spero che con delle lacrime in due o tre giorni passerà; intanto ho inforcato di nuovo, dopo mesi chiusi nella loro scatolina, gli occhiali da vista. Sempre meglio che andare in giro con una lenta e una no, "come un orbo" dice la mamma. L'autunno inoltre bussa prepotentemente le porte, e direi che è nel pieno della sua attività. Almeno la pioggia ha dato tregua, e in questi giorni un pallido sole riscalda un pochino le stanche membra. Di rilevante in questi giorni sicuramente la gita fuori porta a Gordion, antica capitale dei Frigi dal IX° secolo a.c., antica capitale di un impero che arrivava nella sua massima estensione fino ai confini della Siria. Suonerà un campanello se parlo di re Mida, perché proprio in quel sito c'è anche la sua tomba; e forse sarà anche suonato un campanellino a sentire il nome del sito, che ha proprio a che fare con il Nodo di Gordio: il nodo era attaccato ad un carro sul quale arrivò colui che, secondo la leggenda, sarebbe riuscito a domare i tumulti nell'impero e sarebbe poi diventato re. Chiunque riesca a sciogliere il nodo sarebbe diventato padrone dell'Asia. Quando arrivò Alessandro Magno nel 333 a.c. a Gordion cercò, invano, di sciogliere il nodo. In un accesso d'ira lo tagliò di netto con una spada, cosa che non gli impedì poi di conquistare per davvero tutta l'Asia. Secondo alcuni la sua morte prematura è la punizione per il suo imbroglio nello sciogliere il nodo.
Tuttavia il giorno prima della partenza la proposta non suscita entusiasmo negli altri partecipanti; per fortuna mi impunto e abbiamo anche fortuna che un amico di amici riesca a portarci (pagando una miseria, 10 lire) fino al sito archeologico in macchina, percorrendo circa 90 km dalla capitale turca. Essendo 7 persone, uno della comitiva è costretto a stare scomodamente nel bagagliaio (no, non io per fortuna). Il sito è immerso nel nulla più totale: vicino c'è solo un piccolo villaggio di 290 abitanti, poi il nulla per chilometri: solo vaste colline aride dove a tratti si possono vedere anche appezzamenti di erba secca bruciata. Nella sua desolazione non è poi così male. Una ampia e lunga strada sterrata ci conduce al museo (piccolo ma pieno di oggetti interessanti, merita) e all'antistante tomba di re Mida, una piccola montagnetta, tecnicamente un tumulo al cui interno si trova la più antica struttura mai scoperta in anatolia, forse in tutto il mondo. Poi siamo passati alle rovine dell'acropoli: peccato che non era per niente curato il sito, sono 50 anni che nessuno scava e la strada per arrivarci era sterrata e nessun cartello per trovarlo. Però la visita si guadagna un bel 8, anche perché i momenti comici non sono mancati: tipo, far ripartire la macchina spingendola in un campo di cipolle (delle quali me sono intascato due o tre come ricordo). Domani mi aspetta una sessione di esami di italiano, ovviamente sempre dall'altra parte del banco: dovrò vigilare affinché nessuno copi e forse anche correggere. Vediamo come andrà, alla prossima!
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