E' proprio il caso di dirlo. La casa di giorno in giorno ha subito una trasformazione radicale nel suo aspetto, a partire soprattutto da camera mia: finalmente non ho più il materasso per terra ma una vera doga abbastanza alta, fondamentalmente una cassa cava all'interno che mi permette di mettere anche le valigie vuote e salvare un po' di spazio della camera; altra grande novità: tre scaffali di libreria, dove posso mettere quei 4 libri che mi occupavano la scrivania (e che adesso posso usare per studiare). Qualche piccolo ritocco decorativo e alla fine sarà definitivamente a posto. Il resto della casa invece ha subito modifiche sotto molti punti di vista, a partire da piccole cose come attrezzi da cucina fino a tappeti e tappetini un po' dovunque, che rendono l'ambiente molto più accogliente di come lo era già prima in fondo.
Ieri mi sono trovato invece con una ragazza italiana che abita vicino a casa mia e una sua amica tedesca per andare al tanto agognato museo della scienza e della tecnica nell'islam. Ne vale veramente la pena: diviso per arti e settori scientifici (per esempio chimica, astronomia, medicina, fisica, arte della guerra..) mostra quanto il sapere scientifico dell'umanità deve al mondo islamico, ma che per ragioni ideologiche questo fatto è sconosciuto e tacciuto dai più. Come diceva uno dei cartelli, citando un scienziato europeo: "non c'è errore più grande che ignorare l'importanza delle scoperte nel mondo arabo islamico per quanto riguarda scienze come l'alchimia, parola appunto di origine araba, e l'astronomia". Nel caso dell'Islam infatti il mondo non è stato creato da Dio, che ne è solo il custode, ma è un campo di ricerca senza confini aperto all'uomo e alla sua sete di conoscenza. Per questo nell'Islam non c'è mai stato un "caso Galileo" ma si è potuto indagare e scoprire senza interferenze religioso-ideologiche quanto c'era da scoprire all'epoca. Soddisfatti della visita, passeggiamo baciati dal sole nel parco antistante il museo, mangiamo qualcosa e ci troviamo a pomeriggio inoltrare a fumare narghilè sotto il ponte di Galata (sotto perché il ponte ha da ambo i lati una lunga fila di locali dove poter godere di un'ottima vista sul Bosforo o sul Corno d'Oro mentre si degustano le prelibatezze della cucina turca oppure fumandosi appunto un bel narghilè). Il giorno dopo mi do appuntamento con Angelo per andare a Balat, quartiere a nord di Eminönü sul Corno d'Oro. Fratello minore del Bosforo, il Corno d'Oro o Haliç è il ramo più piccolo che lambisce la città, poco turistica come meta e forse per questo migliore perché conserva ancora l'autentica atmosfera di un tempo. Accompagno Angelo perché di una certa zona di Balat deve fare un progetto per l'università, io approfitto al volo e non me ne pento: il posto è molto tranquillo, si capisce dalle vecchie case e dalle chiese e sinagoghe che da queste parti vivevano greci e armeni, e l'aspetto originario (compreso l'impianto stradale) è come quello di un tempo. Un'unica via principale, a perdita d'occhio, molto stretta ma molto vivace, ai lati tante viuzze residenziali ancora più piccole. E' incredibile come può cambiare questa città muovendosi relativamente poco: dalla metropoli caotica e occidentale di colpo siamo passati nella vecchia città tra XIX° e XX° secolo. La visita di questo quartiere è stata una vera boccata d'aria fresca: vedere qualcosa di veramente autentico ancora intatto nonostante tutto è impagabile. Dopo un bel kebab ci prendiamo un çay in uno dei locali frequentati solo da uomini (come fosse una legge non scritta che non ci vanno le donne). Tutto il mondo è paese in fondo: sembrava di essere al bar sport, con vecchi che giocano a scopa intorno a un tavolo. Sicuramente ho ancora un bel po' da vedere di Istanbul, le milioni di facce che può avere.
Nessun commento:
Posta un commento