sabato 17 settembre 2011
Si parte
Dopo una sessione esami così così, Venezia si lascia salutare senza troppa malinconia o tristezza, ci sono altre faccende da risolvere ben più importanti che attendono altrove. Ormai la testa è inutile dirlo era già in quel paese strano, pieno di contraddizioni e per questo unico nel panorama medio orientale che è la Turchia. Anche se dovrei essere già ben abituato non faccio a meno di sorprendermi di certi tratti ed esperienze quotidiane tipicamente turche, come: uscire dall'aeroporto e trovare una coda interminabile di taxi (ben più economici e usati che da noi), cominciare a parlare con il tassista e sentirsi la solita domanda dopo aver detto che sei italiano ("che squadra tifi?") seguita da tutto l'elenco dei giocatori, allenatori e presidenti di società famosi in Turchia che a volte manco io conosco. Se c'è una cosa in cui sono esperti i turchi è il calcio, dimenticatevi dello stereotipo dell'italiano maniaco del calcio, il turco lo batte 3-0 a tavolino. Le difficoltà linguistiche per ora mi impediscono di approfondire queste discussioni, per fortuna poi il discorso cambia e si parla di famiglia, con il tassista che mostra il suo dolce lato paterno chiamando la figlia di 5 anni e mettendo il vivavoce per farmi sentire la sua vocina. Peccato che dopo faceva i commenti su ogni ragazza che passava sul marciapiede accanto, del tipo "ma guarda quella, ti mangio a te, ti mangio" (traduzione letterale, quindi usate un po' di immaginazione ecco). Il viaggio da come si sarà capito è durato una infinità, causa principale ovviamente l'immancabile traffico di Istanbul (speravo di salvarmi questa volta, speranza vana). Durante quest'Odissea non mancava la musica pop (turca, c'è da dirlo?) a tutto volume, col simpatico tassista che non si faceva problemi a regolare il sound delle casse, con tutti gli effetti stereo possibili e immaginabili. A fasi di silenzi è seguito un vero e proprio esame di tedesco, dato che ovviamente il tassista ha parenti in Germania (ma non può andare a trovarli perché per fare il visto hai anche bisogno di un motivo valido, e pare che visitare parenti non lo sia). Passato con voti discreti l'esame, il tempo è passato e ormai è un'ora che sono imbottigliato nel traffico, e il tassista deve tornare a casa dalla figlioletta che lo implorava al telefono di tornare subito. Non c'è problema, andare contromano è lecito se hai fretta. Un paio di volte abbiamo rischiato un frontale, ma loro ci sono abituati, perché in Turchia esiste solo un tipo di guida: quella sportiva. Alle 20 circa arriviamo in zona intorno alla destinazione, necessita quindi una chiamata al mio coinquilino turco per trovare l'indirizzo nell'intrico disordinato delle strade del quartiere. La casa mi sorprende piacevolmente: nuova di zecca, spazi ampi e giusti per due persone, nè troppo grande nè troppo piccola. Accogliente in definitiva. Messo a posto tutte le cose, adesso mi riposo e penso alle mille incombenze che mi occuperanno domani. Speriamo bene.
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